È sempre la stessa cosa. Arrivo previsto alle 21.15 a Parigi, va bene non è troppo tardi, mangerò dopo. Il treno parte da Milano, siamo in quattro attorno al tavolino. Io, un signore inglese, e una coppia di francesi.

Già un po’ dopo Torino iniziano i problemi: il treno si ferma, riparte, si ferma di nuovo. Va bene, accade ogni tanto, non vuol dire che il treno sarà in ritardo. Più tardi, nel tunnel prima di Modane, l’annuncio fatale: «a causa di un problema tecnico sull’altro treno, a Modane dovrete scendere dal treno per salire nell’altro treno, che è in senso contrario rispetto a questo». Porca miseria, questa cosa non l’avevo mai sentita.

Modane. Casino sulla banchina: dobbiamo scendere tutti, percorrere tutta la banchina, e salire nell’altro treno mentre quelli di cui prendiamo i posti fanno il contrario. Se eri nella carrozza 1 in testa al treno, ora sei sfottuto perché la tua nuova carrozza 1 è in coda. Qualcuno si scaglia contro un agente della Sncf, mentre la polizia francese ne approfitta per controllare qualcun altro. Ci sono bambini, vecchietti che a mala pena riescono a salire con le valigie.

Comunque, ripartiamo. Adesso «circoliamo con circa 50 minuti di ritardo». Si avvicina l’ora della cena, già ho un po’ fame. Alle 19.30, quando sto pensando che avrei dovuto comprarmi una di quelle focacce che vendono nella stazione, ecco che quelli davanti a me, la coppia di francesi rimasti silenziosi tutto il viaggio, cominciano ad agitarsi, prendono un sacchetto di carta rimasto nascosto finora, e ne tirano fuori due panini enormi.

Mannaggia a me, perché non ho comprato una maledetta focaccia? Lo so che il treno è sempre in ritardo, che ogni volta è la stessa cosa: penso che non valga la pena, penso al bel piatto di pasta che mi farò a Parigi, e invece no, ho lo stomaco che brontola per le ultime 2-3 ore del viaggio davanti a quelli con i panini, quelli organizzati, più organizzati di me, che hanno imparato dall’ultima volta e questa volta sì che si sono preparati.

«Gnam», mangiano, buttando un occhio incuriosito a quel povero tipo davanti che non mangia niente e fa finta di non aver fame.

Adesso ho capito. La prossima volta compro la focaccia in stazione.