In Francia, la legge Lang del 1981, soprannominata «Legge sul prezzo unico del libro», impone che l’editore decidi del prezzo di un libro e lo indica sulla copertina. Prima degli anni 1970, gli editori raccomandavano un prezzo, e la maggior parte dei rivenditori lo rispettavano. Nella seconda metà degli anni 1970 nacque un movimento di liberalizzazione dell’economia, e nel 1979 il governo vietò i prezzi imposti o suggeriti dagli editori. Dopo questo accadimento, gli editori e molti librai protestarono fino a ottenere la legge Lang del 10 agosto 1981.

La legge stabilisce quindi che il prezzo di un libro è sempre lo stesso in ogni punto di vendita, anche se i rivenditori sono autorizzati ad applicare uno sconto del 5% al massimo. Ci sono piccoli eccezioni sui libri scolari acquistati dalle scuole o sui vecchi libri, ma l’essenza è quella.

In Italia, la situazione è simile da poco, con la legge sul libro del 2020. Il prezzo è fissato dall’editore e i rivenditori possono applicare uno sconto fino al 5%. Prima di questa legge, lo sconto massimo era del 15% (Legge Levi del 2011). Anche qua ci sono piccoli eccezioni simili a quelle della Francia. Ma ce n’è una grossa, che non esiste da noi: un mese all’anno, un editore può proporre uno sconto fino al 20% su tutti i libri pubblicati da più di sei mesi. Prima della legge del 2020, il tetto non esisteva e quindi lo sconto poteva andare oltre.

Sono stato sorpreso quando ho visto che Einaudi fa uno sconto di 20% su tutti i tascabili fino al 20 marzo, ma è previsto dalla legge. Una cosa del genere non sarebbe possibile in Francia: certo, gli editori possono cambiare il prezzo di un libro quando vogliono e per il tempo che vogliono, ma sempre rispettando la legge, quindi dovrebbero anche modificare il prezzo indicato sulla copertina di tutti i libri (non deve per forza essere stampato, un’etichetta basta).

Resta il problema della spedizione dei libri, il cui prezzo dipende dal rivenditore. Nel 2014, la Francia ha stabilito con una nuova legge che prevedeva che non si poteva offrire i costi di spedizione e allo stesso tempo applicare lo sconto del 5%. Era chiaramente una legge contro Amazon, il quale non ha avuto nessun problema per aggirare la legge: invece di offrire i costi di spedizione, li fa pagare un centesimo. Dall’altra parte, le librerie indipendenti pagano in media 6.5€ per ogni spedizione, e devono farlo pagare al cliente visto che hanno margini bassissimi.

In dicembre 2021 una nuova legge che evita i problemi della precedente è stata pubblicata. Prevede che il prezzo minimo di consegna dei libri sia fissato tramite un decreto, e quindi che sia lo stesso per tutti i rivenditori, incluso Amazon (anche con gli abbonamenti come Prime). Al giorno d’oggi, questo decreto non è ancora stato emesso.

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